Giuseppe Patota accademico della Crusca: “La nostra lingua è un patrimonio comune”

Ancora deve pensarci, ma presto anche il professor Giuseppe Patota, come gli altri otto nuovi accademici ordinari nominati il 20 febbraio dalla Crusca, dovrà scegliersi un nome e poi anche per lui sarà realizzata, secondo la tradizione dell’istituzione fiorentina, la pala, che riporterà inoltre un’immagine e un motto, per precisare la sua “intenzione” rispetto al progetto dell’Accademia.

Chi visita la sede della Crusca di solito rimane affascinato dalla Sala delle pale, che ne conserva 153 antiche, stemmi personali dei membri cinque-settecenteschi dell’Accademia. In un’altra sala si possono invece vedere le pale appartenenti ad accademici contemporanei, che testimoniano la volontà di mantenere viva questa tradizione.

Di certo sarà un contributo importante quello del professor Giuseppe Patota, ordinario di Linguistica italiana presso il Dipartimento di Arezzo dell’Università di Siena, a un’istituzione che vuole rinnovarsi – come ha dichiarato il suo presidente in occasione delle ultime nomine – e collaborare sempre più strettamente con l’Università e altre istituzioni.

“Questa nomina, che mi onora moltissimo, m’impegna a cercare di fare meglio quello che provo a fare ormai da tanto tempo: insegnare alle mie studentesse e ai miei studenti la storia, la struttura e la didattica dell’italiano, perché imparino a usarla e a curarla nel migliore dei modi possibili”, ha detto il professor Patota. “Oggi l’italiano è una lingua adoperata da tutti gli italiani, da moltissimi cittadini immigrati che lavorano in Italia e da un numero molto consistente di stranieri che lo studiano in ogni parte del mondo, perché è una delle più importanti lingue di cultura. I suoi undici secoli di storia dimostrano che la nostra lingua è un bene culturale, un patrimonio comune a disposizione di tutta l’umanità: facciamo in modo che continui a esserlo”.

Conosciuto al grande pubblico anche per le sue collaborazioni con la Rai, Giuseppe Patota è socio corrispondente dell’Accademia dell’Arcadia, membro della giuria del “Premio Strega” e del Gruppo di lavoro consultivo per la promozione della cultura e della lingua italiana nel mondo istituito presso il Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. È direttore delle collane “Grammatiche e lessici” e “Le varietà dell’italiano. Scienze arti professioni” pubblicate dall’Accademia della Crusca e fa parte del comitato scientifico del “Bollettino di Italianistica”. Per oltre dieci anni, è stato direttore scientifico del “Dizionario Italiano” Garzanti e attualmente è condirettore di una nuova edizione del Vocabolario Treccani, la cui uscita è prevista per il 2018.

Oltre cento le sue pubblicazioni, nelle quali si è occupato in particolare di lingua letteraria italiana trecentesca (La grande bellezza dellitaliano. Dante, Petrarca, Boccaccio, Roma-Bari, Laterza, 2015) e sette-ottocentesca (L’«Ortis» e la prosa del secondo Settecento, Firenze, Accademia della Crusca, 1987), di sintassi storica dell’italiano (Sintassi e storia della lingua italiana: tipologia delle frasi interrogative, Roma, Bulzoni, 1990; Poiché fra causa, tempo e testo, Roma, Bulzoni, 2005), di storia della lessicografia (Lezioni di lessicografia, Roma, Carocci, 2016) e della grammaticografia italiana. In questo indirizzo di studi s’inserisce la sua edizione critica della cosiddetta Grammatichetta di Leon Battista Alberti (Roma, Salerno Editrice, 1996), l’unica che riproduce i segni ortografici inventati da Alberti nel tentativo di ovviare alle carenze del sistema grafico tradizionale, tradotta e pubblicata anche in Francia presso un editore di prestigio (Paris, Les Les Belles Lettres, 2003). Anche i Lineamenti di grammatica storica dellitaliano (Bologna, il Mulino, 2003), il manuale di grammatica storica più adottato nelle università del nostro Paese, è stato tradotto e pubblicato all’estero, in Giappone per i tipi della Kyoto University Press. La recentissima monografia intitolata La Quarta Corona. Pietro Bembo e la codificazione dellitaliano scritto (Bologna, il Mulino, 2017) offre al settore della Linguistica e filologia italiana diverse novità storiografiche: la più importante riguarda il vero titolo delle cosiddette Prose della volgar lingua di Pietro Bembo, che Patota dimostra essere non questo vulgato, ma quello esteso che compare sul verso della prima carta della prima e della terza edizione dell’opera.

Dal 2008 Giuseppe Patota è anche consulente linguistico di Rai Scuola (già Rai Educational) e dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana per la realizzazione di programmi e strumenti didattici finalizzati all’insegnamento dell’italiano a stranieri. Per Rai Scuola ha curato la parte linguistica e didattica della serie “In Italia”, realizzata in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca www.initalia.rai.it), della serie “Cantieri d’Italia”, realizzata in collaborazione con il Ministero dell’Interno (www.cantieriditalia.rai.it) e del “Grande Portale della Lingua Italiana” (www.italiano.rai.it), realizzato in collaborazione con entrambi i ministeri.

 

C. B.

7 marzo 2017