Tecnologie a raggi ultravioletti per ridurre le infezioni contratte in ospedale

Gravi complicanze per i pazienti, decessi e allo stesso tempo altissimi costi per il sistema sanitario: sono gli effetti delle infezioni correlate all’assistenza (ICA), problema complesso e dalle molteplici cause, che includono l’organizzazione del lavoro, l’ambiente di degenza, oltre ad aspetti psicologici e sociali. Qualche dato per inquadrare il fenomeno: una ricerca dell’Università di Roma Tor Vergata (2017) stima che i casi di infezioni contratte in ospedale siano tra i 450 e i 700mila all’anno, e che si tratti soprattutto di infezioni urinarie, della ferita chirurgica, di polmoniti e sepsi. In pratica, tra i pazienti ricoverati, tra il 5 e l’8% contraggono un’infezione ospedaliera.

Secondo uno studio analogo di Assobiomedica (maggio 2017), ogni anno in Italia 700mila pazienti sono colpiti da un’infezione ospedaliera che porta a 7mila decessi, per una spesa sanitaria pari a un miliardo di Euro.

Di fronte a questo quadro, i modelli proposti a livello nazionale e internazionale per il controllo delle infezioni indicano come prioritario l’innalzamento del livello di igiene, ma anche l’introduzione di tecnologie innovative per l’abbattimento delle contaminazioni batteriche.

A proposito di innovazione tecnologica in questo settore, importanti risultati di ricerca sono stati conseguiti attraverso una sinergia tra i ricercatori di sanità pubblica del dipartimento di Medicina molecolare e dello sviluppo (Gabriele Messina, Sandra Burgassi) e di bioingegneria (Gabriele Cevenini) del dipartimento di Biotecnologie mediche dell’Università di Siena. In particolare, ricerche recenti e premiate in meeting internazionali si sono concentrate sulla disinfezione di strumenti medici attraverso la luce ultravioletta di tipo C (UV-C), emessa da Light Emitting Diode (LED). Un esempio di applicazione dei risultati di ricerca, recentemente premiato al congresso mondiale della International Ultraviolet Association (IUVA) come prodotto innovativo dell’anno 2016, è “Stet Clean”: dispositivo che serve a disinfettare, in modo pratico e automatico, la membrana dello steto/fonendoscopio, lo strumento più usato dagli operatori sanitari. Questo apparecchio, simbolo della Medicina, si è dimostrato essere uno dei più frequenti veicoli di contaminazione, insieme alle mani, che sono il principale mezzo di trasmissione delle infezioni.

Alla progettazione di “Stet Clean”, insieme ai ricercatori universitari hanno partecipato egoHEALTH, che oggi produce il dispositivo, Light Progress, che ora lo commercializza, e altri professionisti. Le competenze interdisciplinari messe in campo hanno permesso di valutare l’efficacia dei sistemi di disinfezione a partire da un’analisi accurata dei processi di lavoro dei sanitari. Su Stet Clean è già stato pubblicato uno studio pilota che ha accertato l’efficacia del dispositivo, anche nel suo utilizzo quotidiano in ambiente ospedaliero.

Proseguendo con gli studi sulla tecnologia UV-C LED, i ricercatori dell’Università di Siena stanno lavorando a un progetto che riguarda la disinfezione dei telefoni cellulari, unanimemente riconosciuti avere un ruolo sempre più rilevante nella diffusione microbica in ambiente ospedaliero.  A questo proposito è già pronto un prototipo, ingegnerizzato e realizzato interamente dal gruppo di ricerca dell’Ateneo, per disinfettare i cellulari. Quest’ultima ricerca è stata presentata recentemente al congresso mondiale della IUVA in Croazia, attraverso una relazione di Spataro, Burgassi, Cevenini, Nante, Tani, Messina. Durante la conferenza i ricercatori dell’Università di Siena hanno ulteriormente affermato la propria posizione di avanguardia, proponendo originali ricerche di valutazione e applicazione di UV-C LED,  tecnologia che per efficacia e sicurezza promette di contribuire in modo significativo all’innalzamento dei livelli di igiene in ambiente medico e ospedaliero.

 

S. P.

16 ottobre 2017