Donato all’Università l’archivio sonoro che conserva le voci dei ricoverati nel manicomio di Arezzo

Era l’estate del 1977 quando la storica piemontese Anna Maria Bruzzone arrivò al manicomio di Arezzo, diretto da Agostino Pirella, per incontrare i ricoverati e raccogliere le loro voci e testimonianze, poi in parte pubblicate da Einaudi nel volume “Ci chiamavano matti”. Le audiocassette sulle quali la professoressa Bruzzone registrò racconti di solitudine, emarginazione e dolore sono rimaste in una scatola per quarant’anni, fino a quando, pochi mesi fa, grazie a Silvia Calamai, docente di Linguistica generale, la famiglia ha deciso di donare i preziosi nastri al Dipartimento di Scienze della formazione, scienze umane e della comunicazione interculturale dell’Università di Siena. Ateneo che vent’anni fa ha trasformato l’area dell’ex Ospedale psichiatrico di Arezzo in un campus, conservandone però intatta la memoria.

Quello di Anna Maria Bruzzone è un patrimonio importante, che sarà quindi custodito nel luogo in cui quelle donne e quegli uomini da lei incontrati sono stati rinchiusi. Le audiocassette con le loro voci, perfettamente conservate, verranno digitalizzate e catalogate per poi trovare posto nell’Archivio storico dell’Ospedale neuropsichiatrico, tra le cartelle cliniche dei pazienti, riordinate e inventariate da tempo dalla stessa Università.

«Non esiste in Italia un patrimonio simile – spiega Silvia Calamai, responsabile scientifico dell’Archivio storico del manicomio – . Quello di Anna Maria Bruzzone è al momento l’unico archivio sonoro di voci di ricoverati in un ospedale psichiatrico e quindi una fonte preziosa per le nostre ricerche che portiamo avanti sui diversi documenti dell’esperienza manicomiale”.

L’archivio di Anna Maria Bruzzone sarà presentato in occasione del convegno “Gli asili della follia. Storie e partiche di liberazione nei manicomi toscani”, che si svolgerà ad Arezzo, nel campus del Pionta (viale Cittadini) il 26 e 27 ottobre, organizzato dal Dipartimento dell’Università di Siena: due giornate di studio (da giovedì alle ore 14,30) per analizzare le esperienze dei manicomi toscani prima e dopo la legge 180 e per rilanciare una riflessione pluridisciplinare sulla salute mentale.

Laureata in lettere e diplomata in psicologia, Anna Maria Bruzzone è stata un’insegnante  e una ricercatrice che ha condotto studi anche sulle donne partigiane, pubblicando, insieme a Rachele Farina, “La Resistenza taciuta. Dodici vite di partigiane piemontesi” (1976), e con Lidia Beccaria Rolfi “Le donne di Ravensbruck. Testimonianze di deportate politiche italiane” (1978 e 2003).

Qui il programma del convegno

 

C.B.

25 ottobre 2017