retinoblastoma e oncologia oculare: confronto sulle nuove tecniche per la diagnosi e la cura

A 60 anni dalla nascita dell’oncologia oculare a Siena, l’Università ha ospitato il congresso del Gruppo europeo di oncologia oculare, insieme alla riunione annuale del Gruppo europeo del retinoblastoma: oltre 130 ricercatori e medici da tutti i paesi europei, ma anche da Gerusalemme e dagli Stati Uniti, si sono confrontati sulle ultime frontiere dell’oncologia oculare, sia dal punto di vista clinico e terapeutico che dal punto di vista della ricerca scientifica. Un evento di grande attualità per gli sviluppi delle terapie conservative dei tumori intraoculari, e per gli ultimi aggiornamenti nel campo: per quanto riguarda la diagnostica, la tecnica del Neuroimaging, per quanto riguarda la terapia, le nuove tecniche chemioterapiche non per via endovenosa ma per vie locali, come la chemioterapia intraarteriosa, intravitreale e peribulbare.

“Siena è sempre stata all’avanguardia in questo tipo di terapie, seguendo attentamente ogni novità nel settore. Siamo il Centro con la maggiore esperienza in Europa in campo di chemioterapia intraarteriosa” dice la professoressa Doris Hadjistilianou, del dipartimento di Scienze mediche, chirurgiche e neuroscienze dell’Ateneo senese e responsabile del Centro di riferimento Retinoblastoma del policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena, che si occupa della diagnosi, della stadiazione e della terapia del retinoblastoma, il tumore maligno dell’occhio più frequente in età pediatrica. “Il nostro gruppo di lavoro – spiega la professoressa – è riconosciuto a livello internazionale per i risultati ottenuti nelle terapie conservative dei tumori intraoculari da oltre 30 anni, in questo settore dell’oftalmologia”.

Il centro cura pazienti provenienti da tutta Italia e dall’estero, per una patologia piuttosto rara, che vede circa 50 nuovi casi all’anno in Italia, ma che purtroppo presenta numerose recidive. Queste, che oggi si possono trattare nella maggior parte dei casi con terapie locali, possono essere spesso curate mantenendo una buona qualità della vita per i piccoli pazienti.

 

S. P.

12 marzo 2018