mostra fotografica “BIANCO CRETTO” organizzata dagli studenti del corso di Arte ambientale e architettura del paesaggio

E’ in corso nella sala San Galgano del Complesso Monumentale di Santa Maria della Scala, la mostra fotografica BIANCO CRETTO, progettata e organizzata nell’ambito delle attività seminariali del corso di Arte ambientale e architettura del paesaggio del dipartimento di Scienze storiche e dei Beni culturali dell’Università di Siena.
La mostra è dedicata a una selezionata scelta di fotografie di Gianni Zanni al Grande Cretto ideato da Alberto Burri per Gibellina vecchia, monumentale intervento di Arte ambientale tra i più significativi del XX secolo.
L’esposizione, curata da Massimo Bignardi e Domenico Iacobellis, è stata realizzata in occasione del cinquantesimo anniversario del sisma che, nella notte tra il 14 e 15 gennaio del 1968, sconvolse l’intera Valle del Belice in Sicilia e dei suoi principali centri, e documenta il lavoro di ricerca dell’artista pugliese che ha colto in un’ampia serie di immagini i tempi e le tracce del silenzioso dialogo tra la memoria e il presente.
«Un telo bianco disteso sul vuoto lasciato dal sisma. È una sindone – osserva Bignardi – che conserva il corpo di un’intera comunità spazzata via, in una notte di gennaio di cinquant’anni fa, dalla furia della natura. […] Memoria di una comunità e della profonda ferita ad essa inferta, la cui viva impronta traspare da questa sindone che, oggi, l’obbiettivo di Gianni Zanni restituisce nella sua oscura integrità […]. È una sequenza di fotogrammi che incuneano il nostro sguardo in paesaggi di luce: dal bianco del primo intervento operato da Burri a metà degli anni ottanta, venato dalle rughe lasciate dal tempo e dai segni che scavano i ricordi, fino al bianco accecante degli ‘ultimi cretti ‘ che, realizzati di recente, completano la profondità di un’immagine viva nella nostra coscienza».
«Nelle foto di Gianni Zanni scattate a Gibellina – rileva Domenico Iacobellis – si avverte subito una forte vicinanza empatica all’opera di Burri, sulla scia di una sacralità resa manifesta da un’atmosfera eterea, direi metafisica. Mi piace pensare ad un fotografo che si appropinqua fra i blocchi di cemento in punta di piedi, silente e rispettoso, con lo stesso atteggiamento di chi sta entrando in un tempio. […] Le fotografie di Zanni, nella loro apparente semplicità nascondono un’attenzione scrupolosa, una pratica che spinge lo sguardo dell’artista ad andare oltre le tracce disegnate dai cretti, per imboccare percorsi memorali carichi di una forte tensione esistenziale».
La mostra sarà visitabile fino al 29 luglio, da lunedì a domenica, dalle ore 10 alle 19, il giovedì dalle ore 10 alle 22.

Gianni Zanni nasce a Bari, dove risiede e lavora. Dalla metà degli anni settanta si occupa di fotografia, interesse che lo ha portato a studiare il paesaggio, il folklore, le feste popolari e l’artigianato della Puglia. I risultati prodotti all’interno di questa area di ricerca sono oggi patrimonio del Museo Nazionale di Arti Popolari di Roma e del Dipartimento delle Culture Europee e del Mediterraneo dell’Università della Basilicata. Dopo essersi diplomato in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Bari, Zanni figura fra i fondatori della galleria fotografica “SpazioImmagine”. Successivamente dirige insieme ad altri fotografi locali anche la galleria “La Corte – Fotografia e Ricerca”. In tempi più recenti ha insegnato Fotografia ed Elaborazione digitale come docente di ruolo in diversi istituti professionali ad indirizzo grafico e fotografico.

 

24 maggio 2018