Quale sarà il lavoro del futuro? L’ Intelligenza Artificiale e il suo impatto sull’economia e la società

Quali sfide pone lo sviluppo di tecnologie derivanti dall’Intelligenza Artificiale? Un numero sempre più grande di attività umane sarà svolto dalle macchine. Allora quale sarà il lavoro del futuro? Come si produrrà valore e ricchezza nella società?

In occasione di un incontro sul tema, che si svolgerà il 22 settembre a Quarrata (PT), al quale parteciperà anche il presidente dell’Associazione Italiana Intelligenza Artificiale Piero Poccianti, ed  Edmondo Trentin, docente dell’Università di Siena, il professor Marco Gori è intervenuto sull’argomento.

Riportiamo qui sotto il testo di Gori, che è professore di Intelligenza Artificiale e Machine Learning presso il dipartimento di Ingegneria dell’Informazione e scienze matematiche dell’Ateneo senese.

“Forse, non è l’intelligenza che più di tutto caratterizza gli umani. Del resto, anche gli animali,
soprattutto i primati, posseggono sorprendenti capacità cognitive. Le macchine paiono sempre
più equipaggiate per cimentarsi con sofisticate attività tipicamente attribuite all’uomo e, pertanto,
la difesa su questo fronte potrebbe comunque vacillare. Dovranno innalzarsi le barriere sindacali
per la protezione dai licenziamenti indotti dallo sviluppo dell’IA intersecandosi sempre più con
appropriati sistemi legislativi, ma questo sforzo appare inutile se non si inquadra in una cornice
più ampia. Serve spingere con energia i giovani verso le tecnologie dell’IA, serve rifuggire dalle
paure infondate di coloro che prospettano un mondo di disoccupati, considerando anche che si
apriranno nuove opportunità di lavoro che sono oggi difficilmente immaginabili. Serve giocare
d’anticipo aprendo orizzonti che forse potrebbero spalancarsi proprio di fronte alle sfide che,
altrimenti, paiono consegnare a molti l’umiliante etichetta dell’inutilità. Gli umani posseggono
qualità che sono difficilmente replicabili nei robot, altre verosimilmente distintive. Stabiliscono
rapporti sociali che conducono alla costruzione di grandi progetti, si uniscono dietro al simbolo
di una bandiera o di un ideale, manifestano emozioni, professano sentimenti come l’amicizia e
l’amore. Come rimpiazzare un giovane che assiste un anziano disabile e sorride con lui facendogli
emergere emozioni sepolte nel passato? Dovremo attendere le macchine intelligenti per scoprire
l’importanza di propagare il benessere nei luoghi dove la storia ha confinato la povertà, la miseria
e la disperazione? C’è nella cura dei rapporti sociali, nell’esaltazione della nostra condivisione
biologica, nella nostra percezione cosciente, nell’esaltazione dei sentimenti, un mondo nuovo ed
in gran parte inesplorato. Alla fine degli anni cinquanta, agli albori della cibernetica, Norbert
Wiener, premio nobel, scriveva: “quando un essere umano è condannato a svolgere le funzioni
limitate della formica, non soltanto cesserà di essere un uomo ma non sarà neppure una buona
formica.” Sorretti da una verosimile inconsapevolezza, taluni si fanno promotori della difesa di
“posti di lavoro” che appaiono incorniciati nella triste trasformazione contemporanea della
“società della formica”. Il rispetto dei nostri simili dovrebbe spingerci ad auspicare loro un
lavoro utile alla società contemporanea, che non sia rimpiazzatile con una macchina. Ci piace
pensare che il decollo dell’IA liberi “la formica di Wiener” e ci consegni quel silenzio che stimola
a concepire e professare fino in fondo la vera natura umana.”

 

21 settembre 2018