Misurato un blazar distante oltre 4 miliardi di anni luce

L’Osservatorio astronomico dell’Università di Siena venerdì scorso ha osservato e segnalato un blazar distante oltre 4 miliardi di anni luce. Il telescopio universitario ha misurato un raddoppio della luminosità del blazar S5 0716+714 rispetto alle osservazioni di pochi giorni prima, tanto che le misure sono state pubblicate in un telegramma astronomico, una sorta di veloce articolo scientifico per segnalare lo stato di intensa attività ai ricercatori e ai telescopi che, nel mondo, studiano questo tipo di sorgenti. “Queste consistenti e sinora imprevedibili impennate della luminosità, dette flares (o brillamenti) – spiega Alessandro Marchini, direttore dell’Osservatorio –  non sono un fenomeno insolito, ma osservarle e notificarle tempestivamente alla comunità astronomica mondiale è cruciale per poterle studiare in dettaglio”.

“S5 0716+714 – prosegue Marchini – è un blazar, ossia un nucleo attivo di una galassia lontana, in cui un gigantesco buco nero si accresce cannibalizzando il gas che lo circonda, espellendo un potente getto di particelle ad altissima energia, che per pura coincidenza è puntato nella direzione della Terra. E’ così distante che anche nelle immagini dei telescopi più potenti del mondo appare come un piccolo punto luminoso, e la galassia che lo avvolge non è visibile a quella distanza. Per molto tempo si è infatti pensato che i blazar, per il loro aspetto puntiforme, fossero stelle variabili della nostra galassia, di comportamento irregolare; quando la spettroscopia ottica ha permesso di calcolarne la distanza ci si è resi conto che in realtà sono molto più lontani di moltissime galassie conosciute. Pertanto sono sorgenti molto particolari, di luminosità straordinaria che li rende visibili a distanze altrettanto straordinarie. In particolare, la distanza di S5 0716+714 non è nota con certezza, ma secondo le migliori stime i suoi lampi di luce impiegano oltre 4 miliardi di anni per raggiungerci. Straordinario – aggiunge il professor Marchini – è anche che questa immane potenza di radiazione, che può essere superiore di cento o persino di mille volte a quella di un’intera galassia, composta di centinaia di miliardi di stelle, sia prodotta in una sua sottostruttura relativamente piccola, come provato dalla variabilità su tempi brevi dell’intensità di luce emessa, che è comunemente riscontrata in queste sorgenti. Le variazioni rapide della luminosità emessa impongono che le dimensioni tipiche della struttura responsabile dell’emissione non superino l’anno luce: ben piccola cosa rispetto ai centomila anni luce che sono il diametro tipico di una galassia simile alla Via Lattea”.

I blazar sono molto studiati dagli astrofisici e dai fisici delle alte energie, sia perché costituiscono dei potentissimi e naturali acceleratori di particelle che permettono di studiare le leggi di natura in condizioni mai sperimentate sulla Terra, sia perché la loro intensa attività può svelare molti misteri ancora irrisolti sull’evoluzione dell’Universo.

Alle osservazioni hanno partecipato anche alcuni studenti dei licei scientifici “Poliziano” di Montepulciano e “Roncalli” di Poggibonsi durante un progetto di  Alternanza scuola-lavoro a carattere astrofisico svolto presso il Dipartimento di Scienze fisiche, della Terra e dell’ambiente dell’Ateneo.

 

Il link al Telegramma astronomico

http://www.astronomerstelegram.org/?read=12298

 

 

C.B.

17 dicembre 2018