Il significato di essere “umani” per i Greci e i Romani nell’ultimo libro di Bettini

Si apre con il racconto del naufragio dei Troiani e di Enea sulle coste di Cartagine (vicino all’odierna Tunisi, nel canale di Sicilia) il nuovo libro del professor Maurizio Bettini Homo sum. Essere “umani” nel mondo antico (Einaudi). In questo episodio dell’Eneide, la regina Didone soccorre i naufraghi, diretti in Italia, in nome di un comune senso di umanità.

«Il pensiero corre ai nuovi profughi che, come i Troiani dell’Eneide, cercano di varcare il canale di Sicilia per raggiungere (come allora) l’Italia, fuggendo da morte e distruzione; e come i Troiani sono vittime di un naufragio – scrive Bettini – . Ci sono troppi dispersi nel mare che fu di Virgilio, troppi cadaveri che fluttuano a mezz’acqua perché quei versi si possano ancora leggere solo come poesia. Sono diventati cronaca».

Il professor Bettini, docente di Filologia classica all’Università di Siena, descrive come la cultura classica si rapportava a chi proveniva da oltre confine e come Greci e Romani si ponevano problemi equivalenti a ciò che oggi definiamo diritti umani.

Homo sum

C.B.

2 aprile 2019