Recupero e valorizzazione dell’Atlante linguistico mediterraneo

Recupero, valorizzazione e fruizione dei materiali dell’Atlante Linguistico Mediterraneo (ALM), prima raccolta plurilingue relativa al lessico tecnico del mare: di questo si occupa un gruppo di studiosi, per la maggior parte linguisti, che sta lavorando al progetto di edizione della ricca documentazione linguistica ed etnografica relativa alla marineria e alla pesca nel Mediterraneo e nel Mar Nero, conservata alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia. I dati saranno fruibili attraverso un archivio interrogabile in rete.

Il progetto, portato avanti tra gli anni 60 e 70, si configura come il primo atlante plurilingue e sovra-nazionale che, in modo programmatico, si rivolge a lingue e dialetti appartenenti a famiglie linguistiche diverse. I dati furono raccolti in 165 località intervistando pescatori e marinai, sulla base di un questionario di 850 domande, e scrupolosamente  conservati in quaderni, dei quali è stata portata a termine la digitalizzazione.
Dell’attuale gruppo di ricercatori fa parte anche la professoressa Annalisa Nesi, del dipartimento di Filologia e critica delle letterature  antiche e moderne dell’Università degli Studi di Siena. Nel 2015 il dipartimento si è associato con altre università all’iniziativa di recupero dell’ALM proposta dal Centro di Studi Filologici e Linguistici Siciliani e dalla Fondazione Cini, garantendo l’appoggio scientifico. Il progetto è entrato, inoltre, nel Programma d’eccellenza del dipartimento.
“La lungimiranza dei fondatori dell’ALM – Gianfranco Folena e Manlio Cortelazzo, che lavorarono a partire dalla fine degli anni Cinquanta – è quella di aver considerato il Mediterraneo in tutta la sua unità
culturale” spiega la professoressa Nesi, che in particolare è responsabile dell’area-alto tirrenica della ricerca (Toscana e Corsica). “Così oggi possiamo avere una fotografia della pesca come si praticava negli anni Sessanta. I dati permetteranno di studiare il lessico, dai nomi di pesci, ai nomi delle reti, a quelli delle manovre in mare, a quelli di piante comuni nella macchia mediterranea, le tecniche di pesca, i tipi d’imbarcazione, rilevando convergenze, divergenze e contaminazioni”.
Ulteriori informazioni sull’Atlante e sui materiali conservati possono essere reperite sul sito della Fondazione Cini, all’indirizzo web http://archivi.cini.it/cini.

 

A. B.

30 aprile 2019