intelligenza artificiale per identificare immagini e video manipolati, progetto prin

Scovare immagini e video manipolati utilizzando la stessa arma usata per crearli: l’intelligenza artificiale. Con questo obiettivo nasce PREMIER, il progetto PRIN di cui è coordinatore scientifico il professor Mauro Barni, del dipartimento di Ingegneria dell’Informazione e scienze matematiche dell’Università di Siena. PREMIER prende vita dalla collaborazione con l’Università degli Studi di Firenze, l’Università degli Studi Trento, il Politecnico di Milano e  l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Il suo costo complessivo è di  751240 euro con un contributo MIUR per l’Università di Siena di 175042 euro. Il progetto si muove in un settore di ricerca che esiste da 10-15 anni ed è molto importante nell’ambito delle indagini forensi perché l’obiettivo è quello di reperire informazioni sulla storia di foto e video e su eventuali manipolazioni. Ultimamente, grazie all’utilizzo di tecniche di intelligenza artificiale, manipolare immagini e anche video è diventato ancora più semplice moltiplicando la quantità di materiale “fake” che circola nel web. “Una vera e propria esplosione di questo fenomeno-  dice il professor Barni – con il proliferare dei “deepfake”, i video creati con tecniche di intelligenza artificiale (deeplearning) come quelli cin cui si scambiano le facce delle persone (face swapping)”. L’obiettivo di PREMIER è quello di individuare questi video, talvolta usati anche come strumenti di ricatto o vendetta (ad esempio i “porn-o revenge video” e quelli creati per gettare discredito sui politici), che possono essere d’intralcio alle attività investigative e di intelligence delle forze dell’ordine. Alla base del progetto c’è quindi l’uso dell’ intelligenza artificiale che, nell’ottica di PREMIER, oltre ad esacerbare il problema della diffusione di contenuti falsi, può anche contribuire a fornire delle soluzioni che stiano al passo con l’evoluzione tecnologica. Con quali strumenti? “Magari una app o un servizio web – continua Barni, che fa parte anche di un gruppo di ricerca internazionale che sta lavorando in questo ambito per il ministero della Difesa statunitense  – che contribuisca a limitare la diffusione dei video manipolati o comunque distinguere immagini e video veri da quelli falsi”. Un “filtro” efficace, quindi, sia per il lavoro delle forze dell’ordine che per impedire la diffusione via social media di un fenomeno purtroppo in espansione. Finalità importanti per questo progetto al quale lavorerà, oltre al professor Barni, lavorerà a Siena un gruppo di ricerca composto da 2 ricercatori post-doc, assegnisti di ricerca, 2 studenti di dottorato 2 “visiting student” di lungo periodo.

 

A. B.

10 giugno 2019