Modificazioni del microbiota intestinale e invecchiamento, dimostrato il collegamento con il decadimento delle funzioni cognitive

La modificazione delle specie batteriche del microbiota intestinale, che si verifica durante l’invecchiamento, causa un calo significativo della memoria, anche di quella spaziale. E’ quanto dimostrato dalla ricerca internazionale a cui ha partecipato l’Università di Siena, condotta dall’Ateneo di Firenze, in collaborazione anche con l’Università di Milano, la University of East Anglia, l’Ateneo di Nottingham e il Quadram Institute Bioscience di Norwich.

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica “Microbiome”, ha valutato gli effetti di un trapianto di microbiota intestinale, ottenuto da topi anziani, in riceventi giovani. Inizialmente, i topi giovani che avevano ricevuto il trapianto di microbiota “invecchiato” non hanno mostrato alterazioni nei comportamenti legate all’ansia o nell’attività motoria. I ricercatori hanno osservato però una significativa diminuzione della memoria e in particolare di quella spaziale, legata all’orientamento. Le ulteriori analisi condotte hanno chiarito come tali deficit cognitivi siano collegati all’alterazione di una serie di proteine dell’ippocampo – un’importante area del sistema nervoso centrale – che giocano un ruolo nella neurotrasmissione e dinamicità sinaptica. E’ stato osservato inoltre che le cellule della microglia, che rivestono una funzione di controllo delle cellule neuronali, mostravano tipici segni di invecchiamento.

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A.B.

2 ottobre 2020