Archivio Categorie: Innovazione

Programma PRIMA: USiena protagonista di un’area comune per l’innovazione dei sistemi alimentari e idrici

E’ stato presentato pubblicamente a Roma, dalla ministra Valeria Fedeli, presso la sede del Miur,  il programma euro-mediterraneo di ricerca PRIMA. A illustrare i meccanismi di funzionamento e di finanziamento dei bandi che saranno pubblicati nei prossimi mesi è intervenuto il professor Angelo Riccaboni, che ha portato avanti negli ultimi anni per conto del Ministero i lavori di costruzione della partnership e del progetto, ed è attualmente presidente della fondazione di attuazione del Programma, recentemente costituita. La ministra Fedeli ha messo in luce che “Prima” è un successo italiano, evidenziando il lavoro svolto da Riccaboni, supportato da un team dell’Università di Siena.
Grande soddisfazione è stata espressa anche dal rettore Francesco Frati, presente a Roma, per il ruolo di primo piano che ancora una volta l’Università di Siena ha saputo ricoprire in questo nuovo ambito progettuale di elevatissimo livello. “Vanno sottolineate l’importante valenza del programma in termini di diplomazia scientifica e le sue potenziali ricadute positive sulla valorizzazione delle relazioni tra Paesi di tre diversi continenti”, ha detto il Rettore.

PRIMA, acronimo di Partnership for Research and Innovation in the Mediterranea Area, è un programma euro-mediterraneo di ricerca e innovazione incentrato sullo sviluppo sostenibile di soluzioni tecnologiche e organizzative in materia di risorse idriche, sistemi alimentari e catene agroalimentari, basato sui principi di parità, interesse comune e benefici condivisi fra tutti gli Stati partecipanti.
In particolare, l’Ateneo senese, attraverso un progetto specifico – PRIMA SIENA – di supporto e implementazione del programma internazionale, continuerà ad essere al centro di un grande lavoro sui temi della ricerca e dell’innovazione nell’ambito dei sistemi alimentari e idrici, che prevede attività di disseminazione e promozione del progetto e dei suoi obiettivi, attività di consolidamento e gestione dei rapporti con stakeholder chiave – quali imprese, istituzioni e ministeri interessati ai temi del programma. Azioni che potranno portare significative ricadute positive per l’Ateneo in termini di qualità scientifica e di reputazione internazionale.
Grazie al contributo dei 19 Paesi che aderiscono e al significativo cofinanziamento da parte dell’Unione Europea, il programma avrà una disponibilità complessiva di circa 500 milioni di euro in dieci anni.

 

Nella foto: un momento della presentazione; da sinistra, Maria Cristina Russo, direttrice per la Cooperazione internazionale – direzione generale Ricerca e innovazione – Commissione europea; il professor Angelo Riccaboni; la ministra Valeria Fedeli; il viceministro degli Affari esteri Mario Giro; Marco Mancini, capo dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca.

 

a.g.

20 luglio 2017

Institute for Global Health, all’Università di Siena un’iniziativa strategica internazionale per l’alta formazione nella salute pubblica

E’ stato presentato oggi pubblicamente in Ateneo l’Institute for Global Health (IFGH), il nuovo progetto strategico internazionale dell’Università di Siena, dedicato all’alta formazione nei temi della salute pubblica, dello sviluppo di vaccini e di farmaci per il controllo e la prevenzione delle malattie infettive. L’IFGH si configurerà come centro di eccellenza di iniziative di didattica e aggiornamento specifico, coinvolgendo i migliori ricercatori, docenti e manager farmaceutici attivi a livello mondiale. Anche l’approfondimento di processi di capacity building e technology transfer saranno parte fondamentale delle attività di formazione.
Molte sono le partnership e le reti con istituzioni di ricerca internazionali, università, organizzazioni no profit e industrie a cui l’IFGH ha dato già vita. Una su tutte la collaborazione con la Bill & Melinda Gates Foundation, testimoniata oggi dalla presenza del suo presidente Global Health Division, Trevor Mundel, chiamato anche come docente.
Grande la soddisfazione del rettore dell’Ateneo, Francesco Frati: “l’Institute for Global Health – ha detto – si propone come la naturale evoluzione della solida tradizione che la ricerca nell’ambito della salute pubblica ha presso l’Università di Siena. Il suo scopo – ha spiegato – è concentrare le migliori iniziative e i programmi di alta formazione, definendo una strategia unica che consenta di mettere a frutto sinergie internazionali e attrarre investimenti mirati. Grazie alle nostre competenze scientifiche e di didattica intendiamo offrire a studenti di tutto il mondo occasioni formative per dare impulso alla ricerca innovativa e allo sviluppo di competenze elevate nelle discipline della vaccinologia e della salute pubblica”.
Nell’ambito dell’IFGH, è stato anche presentato il master in “Public Health, Pharmaceutical Biotechnology and Clinical Development”, organizzato in collaborazione con la coreana Incheon National University, alla presenza del suo rettore, il professor Dong-Sung Cho. Nei prossimi mesi partiranno le lezioni, che si svolgeranno presso i due Atenei.
L’Institute for Global Health, che ha sede nel Santa Chiara Lab, sarà presieduto dal professor Emanuele Montomoli e diretto dalla professoressa Sue Ann Costa Clemens, fondatori del progetto. Le iniziative di collaborazione internazionale che prevederanno il coinvolgimento di corsi di dottorato dell’Università di Siena, incubate dall’IFGH, verranno coordinate dal professor Pietro Lupetti, delegato del rettore e anch’egli fondatore dell’Institute.
Tra le attività dell’IFGH, ci saranno anche programmi di formazione destinati a professionisti dei settori vaccinologico e farmaceutico, che saranno svolti anche all’estero, con l’approfondimento di tematiche di interesse per i Paesi in via di sviluppo.
Il sito della iniziativa è consultabile al link: www.ifgh.org

 

Nella foto, da sinistra: il professor Pietro Lupetti, delegato del rettore per i dottorati, fondatore dell’Institute; la professoressa Sue Ann Costa Clemens, direttrice dell’Institute e fondatrice; Trevor Mundel, presidente della Bill & Melinda Gates Foundation, Global Health Division; il rettore dell’Università di Siena Francesco Frati; il rettore della Incheon National University, Dong-Sung Cho; il professor Emanuele Montomoli, presidente e fondatore dell’Institute.

 

a.g.

20 luglio 2017

Agricoltura, cibo e acqua nel Mediterraneo. A Roma presentazione del programma PRIMA

L’iniziativa euro-mediterranea di ricerca PRIMA, la Partnership of Research and Innovation in the Mediterranean Area, su agroalimentare e risorse idriche, che vede il contributo di 19 Paesi e un significativo cofinanziamento da parte dell’Unione Europea, sarà presentata a Roma, martedì 18 luglio, presso il Miur. Parteciperanno la ministra dell’Istruzione, dell’università e della ricerca Valeria Fedeli, il vice ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale Mario Giro, Maria Cristina Russo, direttrice per la Cooperazione internazionale – direzione generale Ricerca e innovazione – Commissione europea, Marco Mancini, capo dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca, il professor Angelo Riccaboni, che illustrerà i meccanismi specifici di finanziamento dei bandi che verranno lanciati all’inizio del prossimo anno per le partnership di ricerca e innovazione fra istituzioni e imprese delle due coste mediterranee.

Riccaboni, consigliere del ministro dell’Istruzione, università e ricerca per PRIMA, è stato nominato presidente della Fondazione internazionale neocostituita per l’attuazione del programma, definendosi in questo modo un ruolo chiave e direttivo dell’Italia in questo grande progetto.

Il partenariato PRIMA è un programma euro-mediterraneo di ricerca e innovazione incentrato sullo sviluppo sostenibile di soluzioni tecnologiche e organizzative in materia di risorse idriche, sistemi alimentari e catene agroalimentari, basato sui principi di parità, interesse comune e benefici condivisi fra tutti gli Stati partecipanti. Potrà contare su una disponibilità complessiva di finanziamenti di circa 500 milioni di euro in dieci anni.

Forte anche il coinvolgimento dell’Università di Siena attraverso un progetto specifico – PRIMA SIENA – di supporto e implementazione del programma internazionale, che prevede attività di disseminazione e promozione del progetto e dei suoi obiettivi, attività di consolidamento e gestione dei rapporti con stakeholder chiave – quali imprese, istituzioni e ministeri interessati ai temi del programma. Azioni che potranno portare significative ricadute positive per l’Ateneo in termini di qualità scientifica e di reputazione  internazionale.

 

ag

14 luglio 2017

 

Nella foto (Univ. Ca’ Foscari) una sessione del primo meeting della Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile tenutosi recentemente a Venezia, con il prof. Angelo Riccaboni e Valeria Fedeli, Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

 

Migrazione, legami familiari e appartenenze religiose: un’indagine a Siena e a Roma

Famiglia, religione e migrazione sono i temi di grande attualità indagati dal gruppo di ricerca del dipartimento di Scienze sociali, politiche e cognitive che ha lavorato recentemente sui migranti in provincia di Siena, e non solo, con un focus su legami familiari e identità individuali e collettive.

Sono diverse le piste seguite dai ricercatori, tanti e interessanti i dati raccolti, con metodi e focus differenti.

Nello specifico, il filone dell’indagine coordinato da Luciano Li Causi si è svolto a Siena e nella sua provincia attraverso 70 interviste a migranti da paesi mussulmani. Le interviste sono state strutturate secondo uno schema che cerca di evidenziare soprattutto l’autopercezione identitaria in relazione alla società d’accoglienza, da un lato, e la rilevanza della religione all’interno dell’autorappresentazione identitaria, dall’altro.

ll lavoro di Piero Vereni si è concentrato invece sulla differenza religiosa a Roma, con particolare riferimento alla presenza di cittadini bangladesi, seguiti nei loro movimenti in Italia e a Londra. La ricerca sul campo si è sviluppata attraverso la frequenza regolare del centro islamico Torpignattara Muslim Center, dove, oltre ad incontri e conversazioni, sono state registrate ventidue interviste approfondite con rappresentanti della comunità con la metodologia della “storia di vita”, raccogliendo percorso migratorio, storia familiare e rapporto con la fede islamica. Lo spostamento nel Regno Unito di un numero crescente di famiglie bangladesi a partire dal 2008 ha richiesto una parte del lavoro a Londra, per raccogliere interviste centrate in modo particolare sulla scelta del sistema educativo per i figli.

Fabio Mugnaini ha lavorato sulla migrazione in provincia di Siena, selezionando quattro casi di studio di famiglie in fase di integrazione, unite dalla comune provenienza dal Marocco e dal radicamento nel territorio. Le interviste, alcune in formato audio-video, si sono alternate alla condivisione di momenti del quotidiano e di osservazione dell’interazione sociale, con metodologia qualitativa e dialogica. Marta Cappelli ha inoltre sondato famiglie immigrate nella parte meridionale della provincia di Siena, con oltre dieci casi di studio, sul ruolo di mediazione della donna nei processi di integrazione.

Infine la parte di ricerca coordinata da Riccardo Putti riguarda una comunità di curdi della Turchia prevalentemente provenienti da Bingol, costituita da circa 250 persone, sul versante grossetano del Monte Amiata. L’indagine ha ricostruito le fasi di creazione della comunità e le dinamiche di inserimento: al primo flusso di uomini soli, impegnati in agricoltura, sono seguiti i ricongiungimenti familiari e solo in un terzo momento le nascite di figli. Inoltre è stato osservato come in questo caso il fattore religioso non costituisca un asse prevalente per la propria identità interna.

Il lavoro di ricerca è stato svolto dall’unità operativa Siena-Roma, nell’ambito del progetto PRIN 2012 – Migrazione, legami familiari e appartenenze religiose: interrelazioni, negoziazioni e confini.
I risultati sono ora in fase di elaborazione.

 

S.L.

6 giugno 2017

Soft skills per aspiranti ricercatori: corsi traversali per i dottorati di ricerca

Comunicare la ricerca, costruire business plan per una nuova startup, conoscere gli open data e la valutazione della ricerca, le regole per la scrittura di articoli scientifici, la certificazione dei processi e la proprietà intellettuale, la gestione di progetti europei e l’uso dei big data sono i temi affrontati nei corsi trasversali per i dottorati di ricerca dell’Università di Siena, con l’obiettivo di sviluppare le soft skills utili nel lavoro di ricerca in qualunque ambito.

I corsi, organizzati in moduli con esercitazioni pratiche, partiranno il prossimo 5 giugno. Il calendario completo degli incontri è disponibile on line.

 

S.L.

29 maggio 2017

 

Ricerca per lo sviluppo e la pace. Imprese agroalimentari, innovazione e sostenibilità

Orti sui tetti di quartieri commerciali che riforniscono ristoranti, coltivazioni in acqua che permettono di far crescere 400 piantine di ortaggi in due metri quadrati all’interno di una stanza, pareti verticali attrezzate per l’orticoltura fuori terra, produzioni che riescono a superare le difficoltà climatiche, grazie alle tecnologie. Sedici casi aziendali che puntano alla sostenibilità da tutto il Mediterraneo sono stati presentati oggi al PRIMA Stakeholder Forum, presso il Santa Chiara Lab dell’Università di Siena: una vetrina dell’innovazione che mira allo sviluppo grazie alla ricerca, promossa dal programma internazionale sull’agroalimentare e l’utilizzo dell’acqua. Buone pratiche da Israele, Libano, Egitto, Tunisia Portogallo, Germania, Francia, Italia, che possono aprire a quel dialogo chiamato “science diplomacy”.
“Oggi all’Università di Siena abbiamo visto alcuni degli esempi più avanzati di ricerca applicata all’impresa nel paesi che si affacciano sul Mediterraneo”, ha detto il professor Angelo Riccaboni, coordinatore del programma PRIMA per conto del Miur. “Attraverso questo tipo di incontri – ha proseguito Riccaboni – possiamo conoscere quali sono le realtà più avanzate e i bisogni espressi dalla società, per capire dove occorra investire nel futuro in ricerca e innovazione. Obiettivo è individuare gli ambiti di innovazione che attraverso la ricerca potranno determinare processi di sviluppo a vantaggio delle nostre collettività, mettendo in rilievo il ruolo della ricerca pubblica e delle università nel percorso di crescita di un area, quella euromediterranea, cruciale a livello mondiale”.
Grande impatto sul pubblico hanno avuto in particolare le presentazioni di cinque imprese di giovani, selezionati ad hoc per caratteristiche peculiari relative alla natura di attività e progetti innovativi implementati sul campo.
PRIMA, il programma di ricerca internazionale per il Mediterraneo, che, appena varata la propria agenda strategica, è entrato nella fase di ascolto degli interlocutori
La ricerca per l’innovazione in agricoltura e nell’utilizzo dell’acqua al servizio del dialogo, dello sviluppo e della pace nel Mediterraneo
PRIMA (Partnership for Research and Innovation in the Mediterranean Area) è un programma di ricerca e innovazione che vede i Paesi Euro-Mediterranei e la Commissione Europea impegnati nel finanziamento e nello sviluppo di soluzioni innovative nell’ottica della sostenibilità in materia di agricoltura, industria alimentare e uso delle risorse idriche. Il programma PRIMA coinvolge 19 Paesi, con un impegno finanziario di oltre 400 milioni di euro. La Struttura di coordinamento nazionale, che si occupa del funzionamento della parte italiana del network, è guidata dall’Università di Siena, con il coordinamento del professor Riccaboni, e rappresenta il riferimento nazionale a supporto delle attività di ricerca, innovazione e capacity building previste nel Programma.

 

22 maggio 2017

M.O.

Giovani attenti ai prezzi del cibo e pro vaccini: gli stili alimentari e la salute dei millennials in un’indagine

Nonostante siano assidui frequentatori dei social networks non li usano per informarsi su temi sensibili come alimentazione e salute. Sono molto attenti ai prezzi del cibo che consumano, anche a discapito della qualità, ma perlomeno in linea di principio sono disponibili a modificare i propri consumi in nome della sostenibilità. Sono scettici verso la grande industria e temono che manipoli la qualità dei prodotti  per interessi economici.

Molto interessanti, e in alcuni casi sorprendenti, gli atteggiamenti dei Millennials su cibo, salute e sostenibilità che emergono dall’indagine appena pubblicata dall’Università di Siena, condotta dal Laboratorio Analisi Politiche e Sociali su un campione nazionale di 1052 ragazzi di età compresa tra i 16 e i 35 anni, in occasione del Millennials lab, laboratorio internazionale in corso al Santa Chiara Lab.

Il prezzo è senza dubbio il fattore che incide di più nella scelta dei cibi, con il 91% degli intervistati che lo indica come molto o abbastanza importante, seguito dalle proprietà nutrizionali e dalla stagionalità del prodotto (85% e 84% del campione), dalla provenienza italiana (83%) e dall’affidabilità del brand (81%).

Sottoponendo agli intervistati due immagini di bottiglie d’olio è stato chiesto loro quale acquisterebbero tra uno di provenienza italiana, marchio DOP, e una miscela di oli di oliva originari dell’Unione Europa. In presenza della sola indicazione geografica il 99% degli intervistati ha optato per l’olio di origine italiana, ma aggiungendo la variabile prezzo (10 euro per la bottiglia di olio italiano, 4 euro per quello europeo) questa percentuale è scesa di quasi trenta punti, al 69%, mostrando quanto il prezzo incida sulla scelta dei ragazzi.

Sulla base del consumo alimentare medio settimanale emrfgono dall’indagine quattro tipologie di giovani consumatori: i consapevoli, attenti a salute e sostenibilità (26%); gli sbrigativi, che danno precedenza alla praticità (19%); i politeisti alimentari, che consumano frequentemente prodotti di qualità e con la stessa frequenza cibi pronti e confezionati (24%); e infine la categoria più consistente degli agnostici alimentari (il 31% del campione) rappresentata da coloro che fanno un uso misurato sia degli alimenti qualitativamente superiori (biologico, mercato equo e solidale, marchio DOP IGP, DOCG) che del cosiddetto junk-food.

Sorprendente il dato su le fonti informative considerate autorevoli sul tema: solo il 23% dei giovani italiani dichiara di aver fiducia nelle informazioni veicolate sui social media sui temi di alimentazione e salute, in minor misura anche rispetto a televisione (32%), radio (38%) e quotidiani (41%). Al primo posto tra le fonti affidabili vi sono invece la famiglia e i medici di base, che raccolgono rispettivamente l’88% e l’83% di consenso degli intervistati.

A proposito della tematiche relative alla salute i giovani italiani si scoprono nettamente pro vaccini. La maggioranza, oltre l’80%,  ritiene infatti che i benefici del vaccino contro morbillo, parotite e rosolia superino i rischi e più del 70% che i bambini sani dovrebbero essere obbligatoriamente vaccinati per frequentare la scuola. Dato interessante, che merita riflessione, è che dall’altro lato, coloro che ritengono i vaccini dannosi, nonostante la qualità scientifica delle informazioni loro fornite sui benefici dei vaccini, non modificano le loro opinioni.

Nella parte in cui la ricerca indaga quanto i giovani siano permeabili ad una visione del mondo cospiratoria su alimentazione e problematiche connesse alla salute, una netta maggioranza di intervistati è d’accordo con l’esistenza di complotti di vario genere orchestrati dall’industria alimentare, farmaceutica e le grandi catene di fast-food con la complicità della politica. Scarsa l’informazione riguardo la Politica Agricola Comune dell’Unione Europea, sconosciuta a più di metà del campione con ovvie correlazioni con il livello di istruzione degli intervistati.

Il rapporto completo della ricerca è disponibile on line, nelle pagine del dipartimento di Scienze sociali, politiche e cognitive dell’Università di Siena: http://www.circap.org/uploads/1/8/1/6/18163511/report_cibo_e_giovani_.pdf.

 

S.L.

19 maggio 2017

 

 

 

 

 

 

Completamente finanziata la programmazione triennale. In arrivo 2,7 mln per didattica e servizi

Il Miur ha valutato positivamente la programmazione triennale dell’Università di Siena: i progetti presentati sono stati infatti completamente finanziati con la somma massima ottenibile. Duemilioni 700mila Euro arriveranno nell’ambito del piano di sviluppo del sistema universitario 2016-2018, per azioni di orientamento per ridurre la dispersione studentesca e migliorare l’occupabilità, per il potenziamento dell’offerta formativa in inglese, e per il rinnovamento delle attrezzature per la didattica e la ricerca.
“E’ stato riconosciuto e premiato – ha detto il Rettore Francesco Frati – l’impegno che tutto l’Ateneo ha profuso per redigere un documento di lucida programmazione, basato sulla definizione di priorità strategiche finalizzate alle azioni di tutoraggio e orientamento verso gli studenti, all’internazionalizzazione e al miglioramento degli ambienti di studio e di ricerca. La programmazione prevede obiettivi ambiziosi, per raggiungere i quali l’intero Ateneo sarà coinvolto nei prossimi anni”.

La somma che si è aggiudicata l’Università di Siena è stata parametrata sull’Ffo 2015, come previsto dalla normativa. Nel complesso il Miur erogherà circa 146 milioni di Euro, che saranno distribuiti tra le Università che hanno presentato progetti.

 

A.G.

17 maggio 2017

Dipartimenti di eccellenza, Unisi con nove in corsa. Ora i progetti per la selezione finale

Ottimo posizionamento dell’Università di Siena nella short list dei dipartimenti di eccellenza, selezionati per competere all’assegnazione dei fondi introdotti dalla legge di Bilancio 2017. Ben nove sono infatti rientrati nel gruppo dei 352 di tutte le Università del Paese, che potranno ora accedere alla seconda fase della selezione. Nelle prossime settimane, attraverso la presentazione di un progetto quinquennale di sviluppo con obiettivi di carattere scientifico o scientifico-didattico di elevata qualificazione, i nove dipartimenti Unisi dovranno cercare di rientrare nella graduatoria più ristretta dei 180 dipartimenti che saranno finanziati con specifici fondi a livello nazionale.

Grande la soddisfazione espressa dal rettore Francesco Frati: “Questa prima valutazione, basata sull’esito della VQR, premia 9 dei nostri dipartimenti, ben oltre la media nazionale, e conferma il valore delle nostre attività di ricerca. Occorrerà adesso impegnarsi per valorizzare questo risultato e riuscire a piazzare il maggior numero di dipartimenti nella lista di quelli che saranno finanziati”.

Come spiegato dal Miur, ogni dipartimento selezionato potrà  riceverà in media 1,350 milioni di Euro annui, per cinque anni, a partire da uno stanziamento globale di 271 milioni di Euro all’anno, stabilito dalla normativa di bilancio. Un finanziamento dunque di grande entità.

Appena la commissione, già nominata dalla Ministra, avrà individuato i criteri di selezione e sarà stato predisposto il sistema telematico di candidatura, i dipartimenti avranno tre mesi per elaborare e presentare il proprio progetto di sviluppo.

La lista definitiva dei 180 top è annunciata entro la fine dell’anno.

La documentazione completa del Ministero è disponibile al link

http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/universita/programmazione/dipartimenti-di-eccellenza

 

A.G.

17 maggio 2017

 

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