Prevenzione del rischio sismico: i fisici dell’Ateneo indicano le zone “rosse”

Quadro tettonico/cinematico del Mediterraneo centrale (Mantovani et alii, 2009) zona 4): Settore esterno della catena appenninica, trascinato e sollecitato dalla placca adriatica

Quadro tettonico/cinematico del Mediterraneo centrale (Mantovani et alii, 2009)
zona 4): Settore esterno della catena appenninica, trascinato e sollecitato dalla placca adriatica

Il terremoto del 24 agosto ad Amatrice ad Accumoli riporta improvvisamente fra i temi di grande attualità la prevenzione del rischio sismico in Italia, argomento affrontato sempre in modo sporadico, episodico e senza una visione di lungo periodo.

Le conoscenze scientifiche sono sicuramente alla base di una efficace strategia di prevenzione del rischio: ecco l’importanza del lavoro degli scienziati per indirizzare le azioni che possono essere messe in campo dalle istituzioni.

Un gruppo di ricerca del dipartimento di Scienze fisiche, della Terra e dell’ambiente dell’Università di Siena lavora da anni per proporre alle istituzioni territoriali un nuovo modello di prevenzione del rischio sismico e per rivedere le carte del rischio.

Si tratta – secondo i ricercatori coordinati dal professor Enzo Mantovani – di abbandonare le metodologie di previsione di tipo statistico, cioè basate sull’assunzione che i terremoti siano eventi casuali e indipendenti, e che la sismicità futura avrà le stesse caratteristiche di quella che risulta dalla breve storia sismica conosciuta, per concentrarsi sullo studio di parametri fisici, reali e osservabili: i processi tettonici e deformativi in atto, e la loro connessione con la distribuzione dei terremoti nello spazio e nel tempo.

“I terremoti sono un fenomeno naturale legato a cause fisiche ben conosciute, come la deformazione che le rocce gradualmente accumulano sotto la sollecitazione delle forze tettoniche – spiega Mantovani – per cui il metodo più efficace di previsione è basato sull’utilizzazione di modelli fisici, seppur molto complessi e interconnessi tra loro. Per questo stiamo attualmente estendendo il campo dei parametri considerati, per rendere sempre più preciso il riconoscimento delle zone sismiche più esposte alle prossime scosse forti”.

Queste metodologie di indagine si stanno dimostrando efficaci nell’individuare le zone a più alto rischio sismico in Italia: negli studi effettuati negli ultimi anni e in una recentissima pubblicazione dello scorso mese di giugno, la fascia sismica che si sviluppa dall’Appennino centrale all’Appennino romagnolo viene indicata come la zona a più alto rischio nella catena appenninica, verso la quale indirizzare prioritariamente interventi di prevenzione e messa in sicurezza.

“La scossa di Amatrice è avvenuta all’interno della zona prioritaria individuata dai nostri studi, e questo ci incoraggia a pensare che la metodologia da noi proposta sia da considerare con grande attenzione – dice Mantovani -. Al momento, le evidenze disponibili ci indicano che le condizioni più favorevoli per l’attivazione di faglie esistono nella zona la fascia sismica che si sviluppa dall’Appennino centrale fino all’area di Forlì. Questa informazione potrebbe essere utilizzata per concentrare le risorse disponibili per interventi di prevenzione in zone limitate del territorio italiano.

Non possiamo certo dire quando avverranno le prossime scosse di terremoto, ma possiamo indicare alle istituzioni competenti le zone prioritarie su cui si potrebbero indirizzare i primi interventi di messa in sicurezza degli edifici e delle infrastrutture, in modo da ridurre in modo consistente il grado di rischio per le popolazioni, anche potendo solo contare sulle limitate risorse disponibili nel breve termine.”

Per chi è interessato a conoscere i vari aspetti della metodologia proposta dai ricercatori dell’Università di Siena e i risultati ottenuti, sotto forma di identificazione di zone sismiche prioritarie in Italia, è possibile consultare liberamente on line la pubblicazione intitolata “Tentativo di identificazione delle zone sismiche italiane più esposte ai prossimi terremoti forti”, di Enzo Mantovani e altri, pubblicata nel 2016, scaricabile a questo indirizzo: http://www.dsfta.unisi.it/sites/st01/files/allegatiparagrafo/05-07-2016/tentativo_di_identificazione.pdf .