Età avanzata, sigarette, inquinanti: “La fertilità è a rischio”

La professoressa Piomboni dell’Università di Siena parla del suo lavoro di ricerca e assistenza nel centro sterilità di coppia dell’Azienda Ospedaliera. Nella foto il gruppo di ricerca sulla riproduzione umana 

“Le difficoltà di procreazione delle coppie sono un serio problema sanitario e sociale: vediamo quotidianamente aumentare il numero di persone che si rivolgono al nostro centro, con problemi di salute di varia origine che rendono difficile la procreazione”. La professoressa Paola Piomboni, docente del dipartimento di Medicina molecolare e dello sviluppo dell’Università di Siena, lavora nel Centro Sterilità di coppia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese e si occupa di ricerca nel campo della procreazione assistita.
“Vengono eseguiti circa 2000 controlli specialistici all’anno, con un ingresso annuale di circa 300 nuove coppie– dice la professoressa -. Le cause della difficoltà di procreare, che è in aumento in tutto il mondo occidentale, con un dato mondiale di circa il 15% di coppie non fertili in età riproduttiva – sono molteplici. Determinante è il fattore età del paziente, perché la massima fertilità della donna è intorno ai 25,  con un declino dopo i 37 anni e una rapida discesa delle possibilità dopo i 40 anni. Ma anche i fattori ambientali e l’esposizione all’inquinamento sono determinanti: abbiamo fatto degli studi su alcune sostanze chimiche largamente diffuse nei cosmetici, nel teflon, nei prodotti in plastica, dimostrando che sono dannose e che sono interferenti endocrini, ovvero compromettono la capacità riproduttiva sia nell’uomo che nella donna.  Non ultimo, voglio segnalare il problema del fumo, che soprattutto nei maschi che iniziano a fumare da molto giovani, può compromettere la capacità riproduttiva.  A questo proposito, voglio dire che sempre più uomini si rivolgono al nostro centro e che si sta diffondendo la consapevolezza che i problemi di sterilità sono sia maschili che femminili: in effetti, i dati dicono che in una coppia c’è pari probabilità che la difficoltà di procreare sia dovuta all’uomo o alla donna. C’è inoltre un 15% dei casi in cui lo stato di salute di entrambi rende difficile la procreazione, e ci sono anche un 15% di casi inspiegati, di cui non si riesce ad individuare la causa, anche se presso il nostro Centro viene curato molto l’aspetto anamnestico e vengono eseguiti accertamenti endocrino-ginecologi ”. La professoressa Piomboni sostiene che le campagne di informazione pubblica su questi temi siano molto importanti, per prevenire l’insorgere dell’infertilità di coppia e anche per sensibilizzare i  soggetti a rischio.  “Nel nostro centro lavoriamo anche per preservare la fertilità dei pazienti che hanno patologie genetiche oppure oncologiche, o difetti anatomici che potranno compromettere la riproduzione, congelando e conservando gli ovociti o gli spermatozoi”.

La professoressa Piomboni ritira il premio Fertility innovation 2016

La professoressa Piomboni ritira il premio Fertility innovation 2016

Il progetto di ricerca che stato avviato più di recente, e per il quale la professoressa Piomboni ha ricevuto il premio europeo Grant for Fertility Innovation 2016, riguarda il miglioramento delle procedure per l’impianto embrionario: “dobbiamo arrivare a personalizzare su ogni nostra paziente le tecniche di fecondazione assistita, per ottenere un maggior successo. Ad oggi la media europea dei casi di successo è circa il 28%, ancora molto lontana dalle aspettative delle coppie”.
Il Centro Sterilità di Coppia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, diretto dal professor Vincenzo De Leo, è un centro di eccellenza sull’assistenza e la ricerca nel settore della cura della sterilità e della procreazione assistita, e offre tecniche di riproduzione assistita di primo, secondo e terzo livello personalizzate in base alle problematiche della coppia, e la crioconservazione dei gameti.

 

S.P.

2 settembre 2016