Citizen science e tecnologie social: nuove frontiere nella ricerca scientifica

Si chiama “citizen science” e rappresenta la nuova frontiera per la creazione di conoscenza dal basso ad alto valore aggiunto per la ricerca. Un filone metodologico recente che si avvale del contributo volontario dei cittadini per la raccolta di dati e che si apre a infiniti utilizzi grazie alle tecnologie social, e che consente, come dalla definzione di Haklay del 2013, di indirizzare l’attenzione pubblica su questioni ambientali, sulla salute pubblica o sulla gestione delle risorse naturali favorendo collaborazioni tra comunità di cittadini e istituzioni scientifiche.

Attraverso delle applicazioni mobile libere è possibile per chiunque diventare un raccoglitore di dati di vario tipo, che si incontrano facilmente nella vita quotidiana e che possono diventare preziosi per le analisi dei ricercatori, soprattutto grazie alla possibilità di rilevazione in differenti aree geografiche e per grandi numeri: dal rumore alla luce, passando per l’inquinamento e le osservazioni ambientali e ecologiche, sono innumerevoli i campi indagabili attraverso le rilevazioni degli utenti.

Il dibattito della comunità scientifica sulla metodologia e l’uso di questi strumenti e sulle potenzialità successive di trasferimento dei dati raccolti in altri contesti, da quello didattico alle indicazioni di politica territoriale, è aperto.

Il gruppo del Laboratorio Dati Economici Storici Territoriali (LADEST) dell’Università di Siena, guidato dalla professoressa Cristina Capineri, partecipa da 4 anni al progetto europeo COST ENERGIC, insieme a oltre 250 ricercatori provenienti da università, enti cartografici nazionali, agenzie di protezione ambientale, istituti di ricerca e aziende, con l’obiettivo di sviluppare il tema dell’informazione geografica creata dagli utenti, la cosiddetta crowdsourced geographic information o volunteered geographic information.

“Il valore aggiunto di questo tipo di dati  – spiega la professoressa Capineri – è che riguardano le impressioni e le sensazioni personali dell’utente rispetto a determinati fenomeni e in quanto tali sono aggiuntivi e non sovrapponibili alle rilevazioni fatte con indicatori oggettivi. In questo senso contribuiscono ad una visione globale e d’insieme, utile per affinare ad esempio politiche di intervento sul territorio”.

Il gruppo senese ha lavorato in particolare attraverso alcune sperimentazioni  alla “gamification”, l’applicazione  delle regole simili a quelle di un gioco in contesti non di gioco, per favorire il coinvolgimento dei cittadini nella rilevazione di dati in ambiente urbano durante la loro vita quotidiana.

“Nella nostra sperimentazione – prosegue la professoressa Capineri – la raccolta su base volontaria dei dati si basa su una descrizione attiva delle sensazioni percepite durante i propri spostamenti in città. I partecipanti attraverso delle app hanno raccolto attivamente dati sulla percezione del rumore nelle varie aree della città di Siena e sulla più generale percezione positiva e negativa dell’area urbana. I dati sono stati poi analizzati e tradotti in cartogrammi che indicano visivamente le zone di comfort e discomfort della città. Si crea in questo modo un circuito virtuoso di collaborazione tra cittadini, università e istituzioni locali e del territorio che possono utilizzare queste analisi nella propria pianificazione e azione sul territorio.”

“Inoltre – aggiunge la professoressa – non si possono sottovalutare le potenzialità di queste metodologie di raccolta di dati per quei contesti dove non esistono rilevazioni ufficiali: penso ai paesi in via di sviluppo e a quelle zone remote dove il contributo della citizen science può essere determinante per la comprensione di alcuni fenomeni”.

 

S.L.

25 novembre 2016