Gli archivi sonori toscani in una app per un turismo che vuole riscoprire l’anima dei luoghi

Si chiama “Voci da ascoltare” ed è il progetto che il Dipartimento di Arezzo dell’Università di Siena sta portando avanti sulla catalogazione degli archivi sonori toscani, con il finanziamento universitario e di Unicoop Firenze. Un lavoro avviato con “Gra.fo” (Grammo-foni. Le soffitte della voce), progetto biennale condotto dalla Scuola Normale Superiore di Pisa e dall’Università di Siena, con finanziamento della Regione Toscana, che ha scoperto, digitalizzato, catalogato e reso fruibili attraverso un portale online quasi 3000 ore di registrazioni orali provenienti da una trentina di archivi orali di area toscana raccolti da studiosi e appassionati di cultura e tradizioni popolari. Data la vastità e l’eterogeneità del materiale conservato (da biografie a etnotesti, da questionari linguistici a letteratura orale), Gra.fo costituisce un archivio preziosissimo della memoria toscana e restituisce una documentazione di prima mano delle varietà linguistiche dai primi anni sessanta.

“Ora che l’Italia è diventata membro effettivo di Clarin, Common Language Resources and Technology Infrastructure, infrastruttura di ricerca europea che, tra i vari obiettivi, vuole anche rendere accessibili tutte le tecnologie e le risorse linguistiche esistenti in Europa – spiega la professoressa Silvia Calamai, docente di Linguistica e Glottodidattica del Dipartimento di Scienze della formazione, scienze umane e della comunicazione interculturale di Arezzo – il prezioso scrigno di Gra.fo dovrà essere reso fruibile attraverso la porta virtuale europea di accesso alle risorse linguistiche del continente, il Clarin Virtual Language Observatory”. Alla Conferenza di Clarin 2016 di Aix-en-Provence Silvia Calamai, insieme a Francesca Frontini dell’Università di Montpellier, ha descritto un’ipotesi di lavoro per permettere l’accessibilità dei metadati di Gra.fo attraverso quelli in uso all’interno del Virtual Language Observatory. A EuroMed 2016 a Cipro la professoressa Calamai e Francesca Biliotti, assegnista di ricerca del progetto ”Voci da ascoltare”, hanno presentato insieme ad Alessandro Pozzebon, del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione e Scienze Matematiche dell’Università di Siena, un’idea progettuale che unisce due aspetti: il recupero degli archivi sonori e il loro possibile riutilizzo in app per un turismo sonoro che mira a riscoprire l’anima dei luoghi dall’interno, cioè attraverso le voci degli stessi abitanti che nel tempo hanno vissuto tali luoghi. Sfruttando la logica dell’Augmented Reality, la visita di un luogo viene arricchita, attraverso una app dedicata che utilizza le tecnologie comunemente presenti su smartphone e tablet, dall’ascolto di testimonianze autentiche legate al luogo stesso.

Nella prossima primavera un incontro di lavoro del gruppo di Oral History all’interno di Clarin si terrà ad Arezzo con la partecipazione di studiosi e rappresentanti dei principali gruppi di ricerca europei attivi nella ricerca di storia orale e nel crowdsourcing per le scienze umane, esperti di strumenti per il riconoscimento e l’elaborazione del segnale vocale.

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C.B.

29 novembre 2016