eccezionali testimonianze dagli scavi archeologici a Piombino e Scarlino

L’economia, la produzione di beni e il commercio che modificano profondamente il paesaggio toscano, fin dall’alto Medioevo: un gruppo di ricercatori dell’Università di Siena sta ricostruendo le linee e le connessioni del paesaggio di una parte della Maremma, tra il settimo e l’undicesimo secolo, e portando alla luce le testimonianze di una economia fiorente.

Le ricerche hanno ottenuto un importante finanziamento europeo, di due milioni e mezzo di euro,  grazie al progetto ERC-Adavanced dal titolo “NeuMed, Origini di una nuova unione economica: risorse, paesaggi e strategie politiche nel Mediterraneo” (http://www.neu-med.unisi.it/en/ ) inserito nel programma delle scienze eccellenti europee. Il progetto, iniziato nell’ottobre 2015, è uno dei pochi ospitato da un Ateneo italiano e ha come direttore il professor Richard Hodges e come co-direttore la professoressa Giovanna Bianchi.

Gli studi si svolgono in una delle zone più note in Europa per gli archeologi, perché è da qui che partirono le pionieristiche ricerche di uno dei padri fondatori dell’archeologia medievale, Riccardo Francovich, docente per decenni all’Università di Siena. L’area indagata dal progetto corrisponde ad un grande territorio compreso tra le Colline Metallifere e il golfo di Piombino e Follonica. Questo territorio è ritenuto dai ricercatori rappresentativo di molti altri comprensori del Mediterraneo, divenendo pertanto paradigmatico di una storia economica più ampia e complessa. La prima campagna di scavi ha indagato due siti costieri, Carlappiano e Vetricella, interpretabili il primo come luogo di produzione del sale, data la presenza di possibili resti di saline; il secondo come centro di produzione, scambi e commerci tra l’interno e la costa.

Lo scavo a Vetricella, nel Comune di Scarlino

Gli studi sul paesaggio storico stanno invece indagando le caratteristiche delle originarie aree costiere presenti tra il golfo di Piombino e di Follonica nel Medioevo, ricostruendo Un paesaggio antico inedito molto diverso da quello attuale: grandi aree paludose, canali, specchi d’acqua in cui sfociavano i fiumi Cornia e Pecora. Di quest’ultimo  i ricercatori hanno individuato un tratto dell’antico corso, nella pianura tra Scarlino e Follonica, le cui caratteristiche consentiranno di ricostruire più in dettaglio la storia del paesaggio intorno al sito di Vetricella.

Il progetto è caratterizzato da una forte interdisciplinarità poiché l’integrazione della ricerca archeologica con discipline come la geoarcheologia, l’archeobotanica, l’archeometallurgia, l’antropologia fisica e la chimica fisica è essenziale per il raggiungimento degli obiettivi della ricerca. Per questo motivo al progetto oltre agli archeologi del dipartimento di Scienze storiche e dei beni culturali, partecipano anche studiosi afferenti ai dipartimenti di Biotecnologie, Chimica e farmacia e di Scienze fisiche, della Terra e dell’ambiente dell’Università di Siena.

Il progetto prevede, inoltre, collaborazioni con le università di Firenze, Pisa, Napoli (Università Federico II) oltre a contare un comitato scientifico composto da ricercatori provenienti da atenei nazionali ed internazionali.


 

Nella foto di copertina, lo scavo a Carlappiano, nel comune di Piombino

 

S. P.

24 gennaio 2017