dottorati, più internazionalizzazione e interdisciplinarietà

Abbiamo parlato di dottorati con il delegato del rettore Pietro Lupetti, in occasione della giornata di informazione e orientamento dedicata ai nuovi iscritti ai corsi dell’Ateneo.

Il dottorato, primo passo per i laureati che vogliano svolgere attività di ricerca, è in una fase di rinnovamento.  All’Università di Siena è da pochi mesi iniziato il trentaduesimo ciclo dei corsi e al Santa Chiara Lab è stata organizzata una giornata di informazione e confronto con i nuovi studenti.

Nella foto, il professor Pietro Lupetti e la professoressa Maria Luisa Meneghetti, nell’incontro con i coordinatori dei dottorati dell’Università di Siena

Sono oltre 100 i laureati che hanno appena iniziato il percorso triennale di formazione alla ricerca, e oltre 330 gli iscritti complessivi.

L’offerta conta 7 corsi regionali Pegaso con sede amministrativa a Siena, e 4 corsi locali. A questi si aggiungono 2 corsi consorziati con altre sedi universitarie, e 13 dottorati in collaborazione con altri Atenei toscani e con sedi amministrative Firenze o Pisa, a comporre  un’offerta formativa che spazia in ogni ambito della ricerca scientifica, tecnologica e umanistica.

Ne parliamo con il professor Pietro Lupetti, delegato al dottorato di ricerca dell’Università di Siena, da poco nominato dal rettore Francesco Frati.

 

Siamo in una fase di cambiamento per il sistema dei dottorati. Verso quale direzione?

Il sistema sta evolvendo rapidamente verso l’innovazione concepita secondo un’articolazione in tre aspetti: una maggiore internazionalizzazione, interdisciplinarietà dei corsi e intersettorialità dei temi di ricerca in ogni area del sapere.

Queste sono le linee guida nazionali indicate dal Miur, attraverso le quali stiamo sviluppando i nostri dottorati,  anche nell’ambito della programmazione con gli altri Atenei della Toscana.

 

A questo proposito, quanto è importante la collaborazione con il sistema regionale?

Questo aspetto è fondamentale. Si può parlare ormai di un sistema dottorale toscano, in quanto molti corsi sono svolti in coordinamento tra due o più Atenei o enti di ricerca, che collaborano per fornire progettazione, competenze, laboratori e attrezzature scientifiche.

Inoltre il lavoro di coordinamento della Regione Toscana e il supporto finanziario regionale ai dottorati ha svolto negli ultimi anni un ruolo sempre più importante. E’ aperto proprio in questo momento il bando regionale Pegaso, al quale i rappresentanti degli Atenei hanno collaborato attivamente, e che permetterà, presentando progetti su base competitiva, di soddisfare la richiesta di circa 80 borse di studio, che valgono circa 54.000 euro l’una. Un finanziamento regionale importante per lo sviluppo della ricerca toscana.

 

Varato il bando regionale Pegaso, che in questo momento assorbe molto impegno, quali sono i prossimi progetti per i dottorati a Siena?

Lavoreremo sicuramente nell’ambito del piano triennale di Ateneo, che tra l’altro indica l’internazionalizzazione come asse strategico per tutte le attività didattiche e di ricerca.

Oltre all’internazionalizzazione, l’obiettivo è intensificare i contatti con aziende e industria.

Più nell’immediato, verrà offerta a tutti i dottorandi una formazione trasversale e interdisciplinare sulle cosiddette soft skills, specificamente raccomandate dal Miur e sempre più richieste ai ricercatori in ogni settore scientifico disciplinare. A giugno partirà una prima serie di seminari, che si terranno al Santa Chiara Lab, su “science writing”, per la creazione di manoscritti o la redazione di progetti di ricerca, europrogettazione, proprietà intellettuale e brevettazione. Saranno toccati anche i temi della creazione di una azienda spin off o start up, della gestione dei cosiddetti big data, open data, comunicazione e divulgazione scientifica e altri argomenti che saranno via via implementati in base alle esigenze di formazione dei nostri dottorandi.

 

S. P.

2 febbraio 2017