Una filiera di qualità per il fitoterapico: orientarsi tra i prodotti sul mercato italiano

Un italiano su cinque afferma di far uso di medicinali non convenzionali, secondo i dati Eurispes del Rapporto Italia 2017. In più, il confronto con il 2012 mette in evidenza un notevole aumento nel numero delle persone che scelgono di affidarsi alla medicina alternativa, passato in cinque anni dal 14,5% al 21,2%. In particolare, l’utilizzo di prodotti vegetali per la cura e la prevenzione delle malattie oggi nel nostro Paese riguarda il 58,7% della popolazione, con una vera e propria impennata nei consumi.

Questi numeri devono tener conto del fatto che in Italia la fitoterapia, cioè il ricorso per le cure a preparati che hanno come principio attivo estratti di piante medicinali, è considerata medicina non convenzionale, a differenza di quasi tutto il resto del mondo dove è parte integrante della medicina classica.

Nell’articolato mercato italiano dei prodotti a base di erbe bisogna inoltre tener presente che, accanto ai farmaci vegetali propriamente detti, quelli cioè ufficialmente riportati nelle diverse Farmacopee mondiali o nei testi di riferimento, buona parte dei prodotti che riempiono gli scaffali di supermercati, parafarmacie e farmacie non rientrano nella categoria dei medicinali ma in quelle degli integratori alimentari, dei cosmetici, degli alimenti o dei dispositivi medici, ciascuno con caratteristiche distinte e disciplinati da normative differenti.

In che modo orientarsi dunque nella scelta e nell’utilizzo dei prodotti fitoterapici?

Di questo scenario complesso, e del panorama normativo dei prodotti a base di erbe in Italia, si è occupato in una recente pubblicazione scientifica* Marco Biagi, ricercatore dell’Università di Siena e responsabile del SifitLab, laboratorio di ricerca, consulenza e analisi della Società Italiana di Fitoterapia. Lo studio mette in evidenza i contorni sfocati di indicazioni sulla salute, autorizzazioni all’immissione in commercio e controlli di qualità tra erbe medicinali e prodotti non farmaceutici, come gli integratori alimentari e i cosmetici.

“In Italia – spiega Biagi – c’è un gap normativo che rende sottili i confini in questa categoria di prodotti. Il termine fitoterapico fino a 20 anni fa indicava strettamente un farmaco derivato dall’estrazione o da altri procedimenti chimici o fisici applicati alle piante medicinali. Efficacia e sicurezza erano garantite dallo status di medicinale ed erano estremamente chiari i controlli e i  requisiti di qualità che i prodotti dovevano possedere. Dalla fine degli anni ’90, tuttavia, tantissimi prodotti vegetali, complessivamente definiti correttamente in ambito europeo come botanicals, hanno iniziato a debordare dall’esigente mondo del medicinale e, con valenze decisamente più basse ma sempre più sfumate, hanno iniziato a inserirsi nel mondo dell’integrazione nutrizionale e della cosmetica”.

Secondo i dati FederSalus, il mercato italiano è il più fiorente nel panorama europeo per gli integratori alimentari (oltre 2,5 miliardi di euro nel periodo maggio 2015 – maggio 2016) e per gli integratori alimentari a base di erbe (poco meno di 1 miliardo di euro nello stesso periodo). Il  mercato degli integratori alimentari vegetali vale oltre il 4% del fatturato globale prodotto dal canale farmaceutico.

“Nel nostro Paese – continua Biagi – è possibile associare al botanical ingrediente di integratori alimentari claim salutistici che ne riconoscono una funzione biologica, dal  mantenimento delle difese immunitarie alla normalizzazione dei livelli di colesterolo. Si capisce quindi come diventi difficile tracciare una demarcazione netta tra fitoterapia e integrazione salutistica, così come, almeno dal  punto di vista biologico, tra medicinali e non medicinali”.

Qual’è dunque la posizione degli esperti e di chi fa ricerca in questo settore? C’è un modo per garantire maggiore chiarezza sia per il consumatore sia per chi produce prodotti di ambito fitoterapico, qualunque sia la loro collocazione sul mercato?

Marco Biagi, ricercatore dell’Università di Siena

“Sicurezza ed efficacia – spiega Biagi – possono essere accuratamente gestite solo dando la massima importanza alla qualità. Sono necessarie dunque indicazioni precise su tutta la filiera del fitoterapico, dalla materia prima all’analisi chimica, biologica e tossicologica. L’EFSA, autorità europea di riferimento per gli integratori alimentari, nel 2012 ha elaborato una nuova edizione delle linee  guida per la sicurezza dei prodotti vegetali destinati al mercato degli in integratori, innalzando le richieste specifiche che le aziende devono soddisfare. Certamente l’indicazione del medico e del farmacista rimane un punto di riferimento per il paziente e il consumatore. Occorre inoltre puntare con convinzione sulla formazione di professionisti: a Siena abbiamo attivato con successo due master e tre corsi di perfezionamento con forti connessioni con le aziende che operano nel settore. Il nostro laboratorio offre un servizio di consulenza e analisi rivolto agli operatori e a tutti i consumatori, con l’obiettivo di promuovere la conoscenza e la qualità dei prodotti fitoterapici presenti sul mercato italiano”.

Informazione, attenzione e professionalità dunque le parole chiave, da non perdere di vista.

 

S.L.

14 febbraio 2017

 

*Herbal Products in Italy: The Thin Line between Phytotherapy, Nutrition and Parapharmaceuticals; A Normative Overview of the Fastest Growing Market in Europe, Pharmaceuticals (Basel). 2016 Dec; 9(4): 65