Progetto di ricerca “nEU-Med”: i risultati dei primi tre anni di indagini interdisciplinari

Venticinque giovani ricercatori, 2.5 milioni di euro di finanziamento dall’Unione Europea all’interno del programma ERC-Advanced, tre anni di ricerche interdisciplinari già svolte, che proseguiranno ancora fino al 2020: sono alcuni dei numeri del progetto dell’Università di Siena “nEU-Med”, acronimo di “Origins of a new economic union 7th-12th centuries”.

Al suo interno archeologi, archeobotanici, archeozoologi, archeometallurgici, antropologi, geoarcheologi, geochimici e studiosi delle fonti scritte e di numismatica lavorano insieme per studiare i grandi cambiamenti economici e sociali tra la fine del mondo antico e l’età dei Comuni, attraverso le evidenze materiali ed in particolare archeologiche, con lo scopo di individuare i meccanismi grazie ai quali, dopo alcuni secoli di lenta ripresa seguiti alla fine dell’impero romano, il Sud dell’Europa intraprese un più veloce sviluppo che ebbe come esito la nascita delle realtà comunali ed in seguito la grande stagione del Rinascimento.

Per fare questo  è stato scelto di indagare un territorio tipo rappresentativo di questa parte del Mediterraneo, individuato nella vasta area compresa tra il golfo di Piombino e di Follonica e l’interno del territorio delle Colline Metallifere massetane sino ai confini con il senese, da comparare poi con altri comprensori dell’Italia del centro nord e d’oltralpe.

A tre anni dall’inizio delle indagini, nell’ottobre 2015, i primi risultati delle ricerche sono stati pubblicati  nel volume, in inglese e italiano, dal titolo “Origins of a new economic union (7th-12th centuries). Preliminary results of the nEU-Med project: October 2015-March 2017”, edito dalla casa editrice All’Insegna del Giglio nella collana Biblioteca di Archeologia Medievale.

“Il complesso lavoro interdisciplinare finalizzato alla ricostruzione dei paesaggi naturali ed antropici delle due aree costiere comprese tra il golfo di Piombino e quello di Follonica ha portato i primi risultati” – spiega la professoressa Giovanna Bianchi, curatrice del volume e coordinatrice del progetto insieme al professor Richard Hodges. “Nell’area pertinente il golfo di Piombino –  racconta la professoressa – lo scavo in località Carlappiano ha consentito di rinvenire i resti di saline risalenti al XII e XIII secolo che rappresentano una delle poche evidenze materiali di questo genere sinora indagate in ambito tirrenico. Al tempo stesso mirate ricognizioni archeologiche, geochimiche e geoarcheologiche stanno ricostruendo i limiti e le caratteristiche dell’originario paesaggio lagunare e di palude”.

“Le stesse metodologie – prosegue la professoressa Bianchi – sono state adottate anche per lo studio delle antiche aree lagunari presenti nel golfo di Follonica nel quale confluiva il fiume Pecora, dove lo studio dei paleoalvei e degli antichi riempimenti ha consentito di verificare modifiche di natura antropica avvenute tra VIII e XI secolo legate anche a consistenti modifiche del paesaggio forestale e agricolo, così come verificato dalla ricerca archeobotanica. Ciò consente di agganciare la storia dei paesaggi di questo territorio tipo a quella più generale di questa porzione del Mediterraneo attraverso un lavoro ancora in atto di puntuali comparazioni”.

“Al tempo stesso – sottolinea la professoressa – la revisione dei materiali ceramici dei passati scavi in uno degli approdi antichi posti nel golfo di Follonica ha permesso di ricostruire la storia dei traffici marittimi tra l’età tardo antica ed il basso medioevo. Lo scavo archeologico estensivo nel sito della Vetricella ha invece portato alla eccezionale scoperta di un sito di proprietà pubblica, regia o marchionale, caratterizzato dalla presenza di tre grandi fossati concentrici avente funzione di luogo di stoccaggio di possibili prodotti agricoli e di produzione di oggetti in metallo, prevalentemente in ferro. Questo consente per la prima volta di ricostruire il funzionamento di un sito di tale proprietà e vocazione economica, sinora mai indagato archeologicamente nella nostra penisola e di cui i documenti scritti solitamente fanno rara menzione. Tali dati consentono di trarre importanti considerazioni in relazione ai meccanismi collegati alla crescita economica tra alto e basso medioevo”.

“Al contempo – conclude la professoressa Bianchi –  sono attivi altri gruppi di lavoro impegnati nello studio di specifici reperti (ceramiche, vetri, ossa animali, resti ossei umani) relativi anche a contesti esterni al nostro territorio tipo per avviare il lavoro comparativo alla base della buona riuscita del progetto. Tra questi ultimi il gruppo interdisciplinare che si occupa delle monete grazie al cui lavoro è stato possibile determinare la provenienza delle materie prime utilizzate per la loro produzione nel periodo compreso tra X ed XI secolo, risultato di eccezionale importanza che apre innovativi scenari nel campo della numismatica europea”.

Il progetto nEU-Med ha come capofila il dipartimento di Scienze storiche e dei beni culturali dell’Ateneo senese, in collaborazione con i dipartimenti di Scienze della terra e di Biotecnologie, chimica e farmacia.

Il volume in open access  è scaricabile gratuitamente tramite un link segnalato nel portale del progetto www.neu-med.unisi.it.

 

S.L.

30 ottobre 2018